Preziosi legami con i nostri animali – parte 2

Preziosi legami con i nostri animali

In certi casi lo scambio emotivo con gli animali che vivono con noi può sostenerci più di mille parole.

“Ci sono due lupi
dentro ciascuno di noi” gli disse.
“Uno è il coraggio, l’altro è la paura.
Quale pensi abbia la meglio?”

da La parola magica
di Anna Siccardi

Jane Goodall, l’antropologa inglese celebre nel mondo per le sue ricerche con gli scimpanzé, nel testo “Le ragioni della speranza” (J. Goodall e P. Berman, Baldini & Castoldi, Milano 1999) scrive “Qualunque sia la cosa che amiamo, quanto maggiore è il nostro amore tanto maggiore è il senso di perdita che proviamo quando la persona o la cosa amata ci lasciano. È la profondità del nostro amore – non la natura del nostro oggetto d’amore – a determinare la profondità del nostro cordoglio.

Una persona sola, che viva con un gatto o con un cane che adora, sentirà – giustamente -molto più dolore per la sua morte che per la perdita di un parente, anche di un genitore, con il quale non si sia formato un vero rapporto d’amore.”

E per quanto possano sembrare forti le parole della Goodall, se guardo a quanto profondi siano stati i legami di alcune donne che ho accompagnato nell’elaborazione del lutto dei gatti e cani che sono loro mancati dopo anni di convivenza, l’immagine che più mi sento di portare ora è quella di un calore e uno scambio continuo e avvolgente, che non conosce le interruzioni di un quotidiano scandito, così come noi esseri umani abbiamo imparato a fare.

E ritrovo quelle “coccole al bisogno” che la micia di L arrivava a farle quando il suo umore scendeva più giù del solito e che sono scomparse con lei da quando è mancata o gli occhi brillanti del bassotto di cui G raccontava di ricordare tristemente, mesi dopo la sua morte, ogni qualvolta arrivava l’ora di portarlo fuori per la passeggiata serale.

O la descrizione speciale che aveva fatto del suo pastore tedesco, S, un bambino che ho seguito per un anno dopo la morte del suo papà. “Quando io mi sveglio la notte e ho paura del buio, mi basta guardare H nella sua cuccia per sentirmi meno solo.” mi disse poche sedute prima della conclusione del percorso terapeutico avviato con lui.

Il caso di L.

I legami con i nostri animali ci parlano della nostra sensibilità a dare e ricevere oltre le parole. Le cure che reciprocamente scambiamo con loro sono intrise di attenzioni, di vicinanza e calore. Quei gesti quotidiani, la ciotola che riempiamo, la dolcezza delle fusa o di quello scodinzolare e la gioia nel ritrovarci a fine giornata per molti di noi sono momenti preziosi o, per dirla con le parole di L, “quelli erano i momenti in cui mi sentivo piena”.

Dopo un periodo intenso di lavoro su di sé, decisa a sperimentarsi in un contesto di gruppo, L volle partecipare ad un percorso di Scrittura e Cura (Il metodo prevede l’ausilio della Scrittura nell’accompagnare il soggetto verso la cura di sé. Si tratta di uno strumento utile a stimolare l’espressività di chi porta una richiesta d’aiuto, nel rispetto di tempi e modalità che si definiscono ad ogni incontro e la cui direzione guarda alla ricerca di nuovi equilibri) focalizzato sul legame con gli animali che ci accompagnano.

Nella dimensione dell’incontro con altre persone che rimandavano, ciascuna con modalità differenti, l’esperienza unica e comune a un tempo di calda e affettuosa convivenza con animali, fu possibile per L compiere un passo significativo verso l’elaborazione del lutto e riprendere in mano la sua vita con nuova energia. Rita Charon scrive che la narrazione trasforma la cura, ci influenza e ci permette di capire cosa significa stare bene modificando i nostri orizzonti (Medicina narrativa, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2019).

Nel supporto psicologico richiesto da persone scosse dalla perdita del proprio compagno a quattro zampe ho avuto modo di contattare preziose risorse di profonda sensibilità che è stato bello vedere riaprirsi alla vita dopo tempi più o meno lunghi di dolore incarnato. Perché gli animali possono toccarci profondamente nella nostra unità di mente e corpo.

“… per comprendere davvero un altro essere
bisogna riuscire a vedere un pezzo di sé in lui.
Lei si identificava con gli animali,
e questo suo identificarsi
le dava anche la possibilità,
e il coraggio, di renderli umani.”

da Nel segno dell’anguilla
di Patrik Svensson

Gladys Pace
Psicologa-psicoterapeuta, specialista in Psicologia clinica

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