Natura e cura- parte 2

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Natura e cura

Natura e cura: combattere stress, ansia e depressione immergendoci nel mondo vegetale

Quando durante la conduzione di sedute di gruppo di Scrittura e Cura (un metodo che favorisce l’espressione emotiva delle persone a partire dall’invito alla scrittura per andare verso la cura di sé) lavoro in un contesto immerso nel verde, riscontro spesso una maggior rapidità da parte dei partecipanti nel contattare la propria interiorità, rispetto a quando l’attività ha luogo in ambienti chiusi.

E quando propongo esercizi di movimento, il senso di vitalità è un elemento condiviso che il contatto con la natura contribuisce a stimolare anche attraverso la produzione di serotonina, un neurotrasmettitore fondamentale nel sostenere numerose funzioni del nostro organismo oltre alla regolazione dell’umore. “Sulla spiaggia, al mattino presto, tra i richiami dei gabbiani, io mi rigenero.”, “Quando cammino nel bosco mi sento rinascere.”, “Il mio fazzoletto di terra è il posto nel quale vorrei tornare al più presto ogni volta che mi sento scarico.” sono alcuni dei rimandi che ricevo dalle persone che accompagno nei percorsi di cura.

Le connessioni della nostra psiche con il sistema immunitario da tempo sono scientificamente dimostrate e negli ultimi anni in particolare l’attenzione al rapporto individuale con la natura espresso da chi si è rivolto a me per una consulenza è significativamente cresciuta. Come ho riportato nell’articolo pubblicato anni fa su questa rivista (G. Pace, Scrittura e Cura, n.3, 2016) citando il medico psicoanalista Georg Groddeck, la natura produce la malattia, come la natura produce la guarigione e il medico si limita a stimolare le forze naturali di guarigione insite nel paziente.

Non di rado dunque, soprattutto in questi ultimi anni nei quali le restrizioni legate all’emergenza pandemica hanno limitato pesantemente le possibilità di attività, di spostamento e di socializzazione che già non agevolmente le persone riescono a prendersi, nell’accogliere giovani e adulti turbati da un malessere così amplificato, il tempo e la scoperta di quanto ciascuno può trovare di piacevole, stimolante o rasserenante, aprendo uno spazio per accogliere il proprio temporaneo disagio è vissuto in certi casi come l’affacciarsi da una finestra su una rigenerante ventata di aria fresca.

Mi torna in mente una donna, L, arrivata da me al rientro da un viaggio in un centro benessere consigliatole dalla sorella medico. Dopo le prime due sedute di assessment (un certo numero di sedute che seguono il primo contatto telefonico nel corso delle quali la persona accolta mette a fuoco la sua domanda e, in base a quanto emerge, il terapeuta valuta se e come procedere), mi disse di aver capito di essersi persa un’occasione. “Quella vacanza poteva essere altro per me. L’acqua, le rocce, il sole delle Alpi e i trattamenti compresi nel prezzo mi sono sembrati aria fritta.”

Il momento nel quale L è arrivata a chiedere aiuto era proprio speciale: l’anniversario di una relazione conclusa da un anno e l’entrata in uno stato di apatia che l’aveva emotivamente sconvolta. “È come se non mi riconoscessi più” mi disse poco prima di aprire uno spiraglio su quanto in altri periodi la montagna fosse stata il suo porto sicuro. Il senso di abbandono, la perdita di un legame significativo, magari nel passaggio da una fase del ciclo di vita all’altra come ad esempio durante la metamorfosi della mezza età, non è raro che possano produrre un calo di energia anche importante.

Con L la ventata di aria fresca è arrivata, dopo un mese dall’inizio della psicoterapia, quando, nello sciogliere alcuni nodi che arrivavano da un passato fin lì trascurato, iniziò a permettersi di camminare su sentieri non scelti da altri. E nello spiegare a sua sorella che, dopo il malessere avvertito in Trentino, stava riconsiderando i suoi bisogni e valori, si accorse di trovarsi in una posizione nuova. “Mi sono vista e sentita come «più grande»”, mi disse poco prima di aprire la sua finestra lasciando entrare l’aria silvestre della montagna, che ha ripreso gradualmente a frequentare.

Gladys Pace
Psicologa-psicoterapeuta, specialista in Psicologia clinica

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