Intestino e cervello – parte 1

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Intestino e cervello

Sono numerosi gli studi che attestano una comunicazione preziosa tra intestino e cervello. Il microbiota è un vastissimo insieme di microrganismi che popola il nostro intestino e che, oltre ad aiutarci ad assimilare il cibo, può esercitare una funzione protettiva e stimolare la nostra risposta immunitaria. L’asse microbiota-intestino-cervello è sempre più al centro degli studi sulle basi biologiche e fisiologiche dei disturbi psichiatrici, del neurosviluppo, legati all’età e neurodegenerativi (The Microbiota-Gut-Brain Axis, Physiological Reviews, American Physiological Society, 28-8-2019). Patrice Debré scrive che noi viviamo in simbiosi con il nostro microbiota e che esistono relazioni multiple tra la nostra flora intestinale e il nostro sistema immunitario.

Non ci si stupisce dunque del fatto che possa essere implicato in patologie come l’obesità, la malattia oncologica, le allergie, le malattie infiammatorie e autoimmuni (P. Debré, L’homme microbiotique, Odile Jacob, Paris, 2015). “Nell’intestino tenue ci sono più di cento miliardi di neuroni, un numero grosso modo uguale al numero di neuroni presenti nel midollo spinale. Aggiungete i neuroni dell’esofago, dello stomaco e dell’intestino crasso e scoprirete che abbiamo più neuroni nell’intestino che nel midollo spinale”, scrive Michael D. Gershon (Il secondo cervello, Utet, Milano, 2006).

E come racconta Giulia Enders in maniera spiritosa e accessibile, “il nostro intestino possiede un’enorme quantità di nervi, un vero bastimento di molecole e segnali e noi sappiamo sin dalla notte dei tempi quel che la ricerca scientifica sta lentamente scoprendo: le nostre sensazioni di pancia influenzano in misura notevole il nostro benessere individuale” (L’intestino felice, Sonzogno, Venezia, 2015).

Se penso ad alcune situazioni nelle quali il corollario dei sintomi che i pazienti mi presentavano si manifestava con caratteristiche di allergia o intolleranza, con senso di gonfiore, problemi digestivi, disturbi della pelle e una serie di correlati che toccavano la sfera dell’umore, l’ansia, l’irritabilità e una generale mancanza di concentrazione, l’elemento che torna in molti casi è un’influenza impattante sulla qualità di vita.

Facendo spazio all’osservazione di come la mente e il corpo interagiscono in ogni paziente, esplorando, accogliendo e contenendo i vissuti di incertezza o di minaccia che, nell’incorrere in reazioni avverse al cibo, molti di essi sperimentano, una delle direzioni cui insieme guardiamo è quella di comprendere se ci sono aspetti sul versante psicologico che contribuiscono ad amplificare la sintomatologia.

“Il benessere emotivo
è la percezione di vivere al meglio
delle proprie potenzialità,
centrati sulla gioia di essere
al mondo, di potersi «giocare»
in libertà la vita…”

da Ansia addio
di Andrea Grieco

Il caso di L.

Diversi anni fa ho accolto una famiglia preoccupata per la reazione di forte chiusura e di ansia espressa dal figlio di 9 anni, L, tutte le volte che si trovavano a cena fuori casa. Nel corso dei primi colloqui è emerso che la prima volta in cui L era stato male, dopo aver bevuto un bicchiere di latte, si collocava in un momento per lui molto significativo. La nausea e il violento episodio di vomito si sono presentati all’improvviso la sera in cui avrebbe dovuto fermarsi a dormire da solo dal suo migliore amico.

I genitori visto il suo forte malessere lo hanno portato a casa con sé e avviato una serie di visite e test al termine dei quali è stata fatta diagnosi di allergia al latte. Se però l’allergia consiste in una risposta alterata del sistema immunitario al contatto del nostro organismo con una o più sostanze nell’ambiente esterno, diversi elementi portati durante i colloqui con L e i suoi genitori lasciavano spazio ad ipotesi differenti.

Nelle sedute successive con L è stato importante riprendere cosa lui aveva compreso di quanto successo quella sera. Quel sintomo è stato vissuto in modo minaccioso anche alla luce del conseguente divieto. Il senso di insicurezza è diventato più intenso e persistente nei giorni successivi e il drastico cambio di dieta ha certamente inciso nel suo modificato rapporto con il cibo ed il nutrirsi.

“Il tormento fisico sì che ha una trama,
invece quello psichico no. È il morso di un lupo
sconosciuto sul benessere dei tuoi pensieri,
della tua anima, della tua coscienza,
del tuo equilibrio.”

da La gioia all’improvviso
di Manuel Vilas

Gladys Pace
Psicologa-psicoterapeuta, specialista in Psicologia clinica

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