Genitori, la rete e il digitale – parte 1
Indice dei contenuti
Genitori, la rete e il digitale
Rischi, paure e risorse per genitori e figli.
“Ho notato che a volte
da “Anima e inchiostro”
le persone adulte
non accettano di buon grado
di farsi dire cosa fare,
soprattutto da una persona
più giovane; credo che questo
abbia a che fare
con la nostra percezione
del concetto di …”
di Luca Barcellona
Il caso di S.
Guardando agli ultimi vent’anni, l’evoluzione tecnologica è stata estremamente rapida, impattando a un tempo sui diversi ambiti delle nostre vite. Penso alle piattaforme di videomessaggistica che ci hanno permesso di conversare da un paese all’altro, ai servizi utili a orientarci sul territorio come le mappe digitali. Nuovi dispositivi sono entrati in campo e tra questi molti sono in grado di agevolare l’interazione tra le persone. Quando i nostri figli iniziano ad adoperare smartphone, tablet, videogiochi e social, noi genitori possiamo utilizzare anche il digitale per conoscere e scambiare quanto li appassiona, come comunicano e quali attività li stimolano maggiormente.
Ricordo per esempio una giovane mamma, S, che mi chiese consulenza nell’incertezza della scelta di acquistare un cellulare per il proprio figlio che, per un verso necessitava di mettere in condizioni di poter contattare sia lei che il papà, andando a scuola distante da casa e in una realtà carente di mezzi di trasporto, e per l’altro temeva fortemente si potesse innescare un problema di dipendenza dal gioco così come era stato per suo fratello. Come riportato dalla pediatra Lorena Filippi, “il gioco d’azzardo online può trasfigurare la personalità dei ragazzini portandoli a rinchiudersi all’interno di uno smartphone, lasciando fuori dalla loro portata la realtà” (ilmedicopediatra 2018;27(4):13-14).
Il “gambling” esercita un’attrattiva che agli occhi dei più giovani, in alcuni casi, non è oscurata da semplici divieti. Nei mesi scorsi anche il fenomeno delle “Challenge” in rete (sfide che ci si lancia tra utenti), che ha coinvolto in maniera drammatica alcuni bambini e adolescenti, ha alzato nei genitori il livello di allerta. Spaventano quelle che inducono a compiere azioni estreme, a ferire se stessi o altri, o quelle nelle quali l’assunzione di alcune sostanze di uso comune espongono a rischi medici. La “ricerca del rischio”, oltre che la dipendenza, temuta da questa giovane mamma è un aspetto cui i giovani, durante l’adolescenza soprattutto, possono essere effettivamente vulnerabili.
Ecco allora che accompagnare i ragazzi nella conoscenza della rete (quando in realtà sono poi loro ad accompagnare noi) e monitorarne le attività si presenta come una strada importante da percorrere insieme. Così è stato per S e suo figlio in seguito ai nostri colloqui. L’opportunità che noi genitori ci prendiamo nel far conoscenza insieme ai ragazzi con le nuove realtà presenti in rete è anche quella di esplorare al fianco dei nostri figli, preadolescenti e adolescenti, quali sono i modelli di riferimento, in una fase nella quale il gruppo dei pari ha una funzione significativa nella formazione della propria identità.
La collega Annalisa Guarini, in un’intervista all’agenzia DIRE, ha espresso con chiarezza come i giovani possano essere particolarmente vulnerabili poiché “la ricerca del rischio caratterizza il periodo adolescenziale con un continuo bisogno di mettersi alla prova per affermare la propria indipendenza, testare i propri limiti, vivere emozioni intense senza valutare accuratamente le conseguenze delle proprie azioni”. A causa della pandemia abbiamo vissuto decisamente a lungo in un distanziamento che oggi più di ieri ha reso il web luogo privilegiato di incontro, ma anche luogo nel quale, scrivendo, diamo segnale del nostro esserci. La rinuncia alla vita sociale ha aperto a vissuti di vuoto e solitudine cui sono andati incontro giovani adolescenti in diverse parti del mondo.
La connessione ai coetanei si è giocata (e ancora si gioca) via chat, videogiochi e social network. In uno scenario trasformato sotto più versanti nel riconoscere quanto sia importante “fare” in termini sia preventivi (ponendo ad esempio alcuni limiti nell’uso dei dispositivi), sia clinici (laddove si evidenzi la necessità di un intervento terapeutico), per un altro verso ritengo altrettanto importante “tenere uno sguardo aperto alle risorse” che anche nel digitale noi genitori possiamo scoprire e utilizzare a beneficio della crescita e dello sviluppo relazionale.
Sullo “stare attenti a liquidare quella massiccia slavina verso Facebook o Twitter come un fenomeno di rincitrullimento collettivo” ne ha anche scritto Alessandro Baricco (The Game, Einaudi, 2018), “perché alte erano le possibilità che, al contrario, nascondesse un istinto quanto meno interessante: prolungare la creazione, grazie alle tecnologie digitali, in modo che la vita non si fermasse lì dove si fermava”.
Nel corso di un percorso breve di consulenza ad un papà separatosi di recente, strutturato con un ciclo di sedute anche in presenza del giovane figlio, a partire dalla condivisione di un tempo solo per loro, passando attraverso la scoperta di strumenti come una app per imparare l’inglese, le difficoltà che inizialmente sembravano minare la fiducia nella relazione padre-figlio in un periodo delicato dello sviluppo sono state rapidamente superate. Ci sono dunque tecnologie che facilitano l’apprendimento che possono essere utilizzate da noi genitori in maniera costruttiva all’interno di scambi affettivi e relazionali concreti.
“Il tempo, gli anni, le età,
da Il calamaro gigante
sono solo numeri scemi,
le cose più importanti della vita
non si possono contare.
L’amore e il dolore, la paura, la felicità,
cosa vuoi contare lì dentro?
Devi solo tenerti forte, mentre ti ci tuffi in mezzo”
di Fabio Genovesi
Gladys Pace
Psicologa-psicoterapeuta, specialista in Psicologia clinica

