Gambe in forma – parte 2

Gambe in forma

Per le gambe l’attività fisica, alimentazione sana e peso nella norma sono i cardini della prevenzione della malattia venosa cronica.

Cure e rimedi

La cura della malattia venosa si basa su tre pilastri: terapia farmacologica, calze elastiche e riabilitazione vascolare. «I farmaci sono utilissimi per combattere i disturbi e le complicanze delle varici ma non sono in grado di far regredire una vena varicosa» precisa Elia Diaco, angiologo. «Le calze elastiche sono uno dei mezzi più efficaci per combattere i sintomi (in particolare il gonfiore). Per migliorare il comfort del paziente la calza elastica deve essere prescritta dal medico che deve prendere con cura la misura.

Per riabilitazione vascolare s’intende il drenaggio linfatico manuale secondo Leduc (una forma di fisioterapia eseguita da personale specializzato) e la presso terapia sequenziale. Queste manovre spingono verso il cuore la linfa che ristagna nelle gambe con la conseguente riduzione dell’edema e della sintomatologia. Entrambe sono utilissime nei casi nei quali prevalgano il gonfiore o le alterazione della cute».

Esistono poi alcuni interventi che possono essere richiesti anche solo per fini estetici «Il trattamento dei capillari non elimina la malattia, che progressivamente ne forma di nuovi. Per mantenere le gambe a posto dopo la terapia però sono, in genere, necessarie solo poche sedute all’anno (a volte una sola) di mantenimento. In questo modo le gambe avranno un buon aspetto e si elimineranno i capillari che, comunque, si sarebbero formati».

La procedure più diffusa, e in uso da anni, per eliminare i capillari e piccole vene è la terapia sclerosante: prevede l’iniezione nei vasi di un farmaco che, causando una flebite chimica, li fa chiudere. Non può essere praticata in gravidanza e nelle persone con problemi della coagulazione, oltre che nei casi di allergia individuale al farmaco. L’evoluzione della terapia sclerosante è la terapia con scleromousse. Impiega lo stesso farmaco ma in forma schiumosa; viene infatti mescolato ad aria.

«Risulta più efficace della sclerosante: se il diametro del vaso è molto grande il liquido viene lavato dal sangue e quindi non agisce sulla parete della vena. La schiuma invece “sposta” la colonna del sangue e provoca una flebite chimica all’interno della stessa. La scleromousse non viene impiegata nelle vene di diametro superiore a tre centimetri ma può essere impiegata in alternativa alla tradizionale rimozione chirurgica -stripping-» sottolinea Diaco.

Dopo questi interventi è necessario seguire alcuni accorgimenti: «Farmaci, calze compressive e crema topica sono fondamentali per la buona riuscita della procedura: per trenta giorni vengono in genere prescritti farmaci a base di diosmina, mesoglicano, sulodexide e l’applicazione di creme con eparina sodica e con chelanti del ferro, che evitano l’iperpigmentazione. In associazione a calze elastiche di classe I».

Queste terapie sono erogate a livello ambulatoriale e non sono rimborsate dal servizio sanitario nazionale. La durata e il numero di sedute, distanziate nel tempo di almeno 15 giorni, variano da caso a caso. Si tratta di interventi che devono essere eseguiti solo nei mesi freddi, idealmente da novembre a marzo-aprile, evitando poi l’esposizione al sole delle gambe per almeno tre mesi. L’effetto vasodilatatore del caldo può infatti compromettere i risultati del trattamento.

Consigli pratici

I clinici individuano alcuni comportamenti che aiutano a ridurre i sintomi della malattia venosa cronica e a prevenirne la progressione:

  1. Praticare attività fisica – ha effetti positivi sulla circolazione e nel riattivare la pompa muscolare che favorisce lo svuotamento delle vene. Vanno bene nuoto, bicicletta o anche camminare, ma non gli sport che richiedono movimenti bruschi (per esempio il tennis).
  2. Indossare calze elastiche a compressione graduata – comprimendo la gamba esternamente favoriscono il flusso del sangue verso l’alto. Le calze devono essere cambiate ogni 4-6 mesi.
  3. Evitare esposizione al calore eccessivo – il calore dilata le vene aggrava il ristagno venoso. Fare attenzione agli ambienti molto caldi, al sole, alla ceretta a caldo, alla sauna.
  4. Usare i tacchi solo in occasioni speciali – la postura indotta dal tacco alto infatti non stimola il ritorno venoso. Il tacco ideale è di 3-4 centimetri, dal momento che nemmeno le scarpe del tutto piatte favoriscono la circolazione.
  5. Assumere farmaci che proteggono la parete e le valvole delle vene, come i flavonoidi. Tempi e modi di assunzione dovrebbero essere specificati dallo specialista.

Stefania Cifani

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