Fibromialgia- parte 2

Fibromialgia: conoscere e combattere il dolore diffuso

La fibromialgia, termine che indica la presenza di dolore nei muscoli, legamenti e tendini, è una malattia reumatica caratterizzata da dolore cronico diffuso, rigidità e affaticamento, disturbi del sonno e dell’umore. Accanto a questo esiste una ampia varietà di sintomi, che possono gravemente compromettere il benessere e la qualità di vita delle donne che ne sono colpite. In nove casi su dieci, infatti, la malattia colpisce una donna, con un picco massimo tra i 40 e i 60 anni. Sebbene possa assomigliare a una patologia articolare, non ha nulla a che vedere con l’artrosi o l’artrite, non si tratta di una malattia di natura autoimmune e non causa deformità delle strutture articolari.

Una diagnosi complessa

PriNel 2010 la malattia è stata ufficialmente riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità ma è ancora poco conosciuta, sia dai pazienti che dai medici di famiglia e talvolta persino dagli specialisti. Da qui il ritardo diagnostico che può arrivare anche ad alcuni anni. Il problema della diagnosi è dovuto anche al fatto che le manifestazioni della fibromialgia non sono visibili, e che non esistono marcatori o esami clinici che la possano determinare; tutto si basa sui sintomi riferiti dal paziente e sui segni rilevati dal medico. In un recente passato, proprio anche per la mancanza di esami oggettivi che ne attestassero la presenza, i disturbi riferiti dai pazienti erano genericamente attribuiti a cause psicologiche.

Oggi la diagnosi si basa sulla presenza di sintomi -astenia, sonno non riposante, sintomi cognitivi, mal di testa, dolore o crampi al basso addome e depressione- per almeno sei mesi in assenza di una patologia che spieghi il dolore che il paziente avverte, e sulla presenza di dolore, in seguito a sollecitazione manuale, in almeno 11 dei 18 tender points. Per fare diagnosi è molto importante che vi sia un attento ascolto da parte del medico in modo da considerare la persona nel suo complesso, e successivamente che si instauri una relazione di fiducia con il paziente. La diagnosi tardiva può contribuire alla cronicizzazione, è fondamentale quindi intervenire fin dalle prime manifestazioni dei sintomi.

Trovare uno stato di benessere

Per la fibromialgia non esiste una terapia risolutiva e non viene curato il singolo sintomo; la cura richiede un approccio multidisciplinare e si basa oggi su tre pilastri: approccio farmacologico per contrastare il dolore, interventi sullo stile di vita con attenzione a nutrizione ed esercizio fisico, e non ultimo un approccio psicosociale, con terapia cognitivo-comportamentale o sedute di Emdr (Eye Movement Desentisization Reprocessing) per contrastare gli eventi traumatici che potrebbero essere alla base dell’insorgenza della malattia.

Nel percorso di cura è utile distinguere i pazienti in base al tipo di sintomi prevalenti: se la sfera psico-affettiva è quella maggiormente interessata, la psicoterapia è utile per ridurre le somatizzazioni, laddove invece prevalgono manifestazioni di tipo muscolo-scheletrico sono preferibili terapie analgesiche. Possono essere prescritti antidolorifici, antidepressivi e altri farmaci ad azione miorilassante, di solito a dosi ridotte. L’esercizio fisico aerobico è considerato efficace e in grado di ridurre il dolore e migliorare le capacità di movimento. Anche attività a basso impatto come camminare, andare in bicicletta, nuotare o fare esercizi in acqua sono molto adatti ai pazienti con fibromialgia.

Per quanto riguarda le modifiche allo stile di vita è fondamentale agire sul sonno, che limita il dolore, tentando di stabilire una routine e di seguirla. Utili strategie sono quelle di mantenere orari costanti, evitare i sonnellini durante il giorno, evitare di fumare -la nicotina ha un effetto eccitante- e di consumare bevande eccitanti come tè e caffè, in generale ma specialmente la sera, e dedicarsi ad attività rilassanti dopo cena. Alcuni pazienti trovano beneficio dalla pratica di meditazione o di discipline come yoga e tai-chi. Per quanto riguarda l’alimentazione, è fondamentale mantenere curare la regolarità intestinale attraverso dieta varia e ricca di vegetali e una buona idratazione- per evitare che le mucose si irritino.

L’irritazione protratta infatti comporta l’infiammazione; questa facilita l’entrata in circolo di sostanze che possono a loro volta alimentare reazioni avverse a carico delle articolazioni e del sistema nervoso stesso, aumentare la risposta autoimmunitaria e alterare la produzione della serotonina, importante nel controllo del dolore. La fibromialgia interferisce, e non poco, con la vita quotidiana di chi ne è affetto, talvolta alterando gli equilibri familiari e causando un importante esborso per visite ed esami. Nonostante questo le prestazioni mediche relative alla diagnosi e alla cura della fibromialgia non sono a oggi inserite nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza).

Stefania Cifani

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