Fibromialgia e dolore – parte 2

Fibromialgia e dolore

Fibromialgia e dolore: Guardare dentro di sé per trovare la strada da percorrere. Il dolore che disturba, oggi qui, domani là, (a tratti diffuso, a tratti acuto) la ricerca continua di una causa, un senso di spossatezza profondo: possono essere alcuni dei sintomi collegati alla fibromialgia.

“Il dolore può minacciare la nostra esistenza,
ma anche rivelarci
i segreti più profondi dell’essere uomini”

da Vivere con il dolore
di Iris Paxino

Fibromialgia: fibra, muscolo e algia (dal greco, dolore) sono i 3 vocaboli che questa sindrome racchiude in sé. Trattandosi di una patologia caratterizzata da dolore muscolo-scheletrico diffuso è possibile che, riscontrando alcuni dei suoi disturbi in altre condizioni cliniche, si generi talvolta confusione. Senza contare che i pazienti affetti da fibromialgia riportano spesso uno stato di intensa affaticabilità e una sintomatologia molto varia.

Aspetto emotivo

Un altro elemento che entra in gioco nell’incontro con questa sindrome è l’aspetto emotivo legato alla difficoltà a portare avanti attività che fino a qualche tempo prima le persone svolgevano in autonomia. L’impotenza, la colpa, la rabbia e lo stress possono aggravare il quadro sintomatologico. Quindi se per un verso riconoscere i limiti che la malattia può portare con sé risulta utile a riadattare i propri impegni quotidiani secondo le nuove necessità, per un altro verso è importante trovare il modo di riservarsi spazi per attività piacevoli.

Il caso di G.

Nonostante siano passati alcuni anni dalle nostre sedute, ricordo la Signora G. e l’emozione condivisa al termine del nostro percorso. I suoi occhi esprimevano la gioia così verbalizzata: “Salutarla oggi è una grande sorpresa per me.” mi disse. E continuò: “Quando sono arrivata qui, l’aspettativa era bassa, il dolore alto e la mia conoscenza di quel che stavo vivendo: quasi nulla.” Ricordo di averle fatto presente qualche seduta precedente che la psicoterapia stava per concludersi.

“La cosa più bella che mi porto via è la consapevolezza sconvolgente della necessità di un mio cambiamento. Non avrei mai immaginato che l’incontro con il dolore potesse essere -conoscitivo-”. Di fatto il metodo che applico prevede l’incoraggiare l’individuo a guardare dentro di sé e ad occuparsi della propria situazione esistenziale.

“Non c’è uno spazio e un tempo soltanto, ma tanti spazi e tanti tempi quanti sono i soggetti.” (L. Binswanger, Existential Analysis and Psychotherapy, in Progress Psychotherapy, a cura di F. Fromm-Reichmann e J. Moreno, New York, Grune & Stratton, 1956). Quando l’invio dei pazienti con fibromialgia proviene dai medici curanti, arrivando in studio è già chiaro alle persone che l’approccio scelto a monte è di tipo integrativo.

Il caso di R.

È stato quello il caso di R. A 50 anni ha deciso “di voler tentare anche questa via”. “È tanto tempo che il mio medico mi ripete di rivolgermi a uno psicoterapeuta. E sono anni che penso – i farmaci basteranno!-. Poi l’altro ieri mi sono detto: “Perché no?”. Il bisogno più forte emerso nei primi colloqui era inerente il “fare rete”, allargare i contatti con persone con le quali scambiare esperienze.

La mia proposta in quel caso fu di sperimentarsi in una seduta di Scrittura e Cura di gruppo (metodo che prevede l’ausilio della Scrittura nell’accompagnare il soggetto verso la cura di sé. Si tratta di uno strumento utile a stimolare l’espressività di chi porta una richiesta d’aiuto, nel rispetto di tempi e modalità che si definiscono ad ogni incontro e la cui direzione guarda alla ricerca di nuovi equilibri. Sia nei percorsi individuali, sia in quelli di gruppo il numero e la durata delle sedute variano in funzione del quadro clinico presentato e degli obiettivi esplicitati). Il tema della Seduta era “lo stress”.

Sappiamo che lo stress deriva dall’interazione di variabili ambientali e individuali, mediate da variabili di tipo cognitivo. Gli stimoli stressanti possono dunque determinare una risposta correlata alla valutazione del soggetto, così come la componente oggettiva insita in quello stesso stimolo stressante può rappresentare una potenziale minaccia per l’equilibrio della persona. Per fare un esempio: io posso reagire diversamente da un’altra persona quando la temperatura in una stanza inizia ad aumentare (posso apprezzare più o meno di un’altra persona il calore crescente), tuttavia quando i gradi superano un certo limite sia io, sia quell’altra persona entriamo in una zona di pericolo.

Tornando al Signor R, all’interno di quel piccolo gruppo, nel quale uno alla volta i partecipanti hanno espresso come lo stress ed il modo in cui ciascuno vi reagiva fosse un elemento che sembrava contribuire ad accrescere malessere e dolore, come spesso accade in questo approccio e contesto di lavoro su di sé in gruppo, la sorpresa si palesò più chiaramente nell’ultima delle 4 sedute. Fu proprio R. a dire che, in quel momento, sentiva il suo corpo come se fosse la sua casa.

E conoscere le sue stanze, le temperature, le finestre che poteva aprire per fare entrare più luce era particolarmente importante nello specifico del suo confrontarsi con la fibromialgia. Poiché durante le sedute oltre alle nostre parole, sempre ci siamo noi, con il nostro corpo, l’altra grande scoperta che anche il resto dei partecipanti poté realizzare fu che “il corpo è spesso più chiaro e immediato del mentale nel mostrarci e farci sentire quanto realmente proviamo”.

Gladys Pace
Psicologa-psicoterapeuta, specialista in Psicologia clinica

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