Dolore: se un bacino non basta – parte 1
Indice dei contenuti
Dolore: se un bacino non basta
Perché non bisogna sottovalutare il dolore nei bimbi piccoli. In passato era molto sottovalutato e si pensava che i bambini, soprattutto quelli piccoli avessero una scarsa percezione del dolore. Per fortuna oggi, grazie alla ricerca e agli strumenti a disposizione della medicina, esso viene riconosciuto e trattato.
Prima della nascita
Come spiegano i pediatri dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma, il dolore non è solo una sensazione spiacevole, ma una complessa modalità sensoriale essenziale per la sopravvivenza. Infatti, il nostro sistema nervoso, grazie a questa percezione spiacevole, riconosce stimoli che possono provocare danni all’organismo e innesca reazioni riflesse o preventive contro forze meccaniche dannose, temperature estreme o l’esposizione a sostanze tossiche.
Il dolore, secondo la definizione dell’Associazione internazionale per lo studio del dolore (International Association for the Study of Pain), è un’esperienza “emozionale e sensoriale spiacevole associata ad un danno dei tessuti del corpo, attuale o potenziale”. Variabili fisiologiche e psicologiche possono influire sull’intensità della percezione di grandi e piccini: per esempio la paura, o lo spavento, aumentano la sensazione di dolore. Nel bambino, soprattutto quello molto piccolo, l’incapacità di esprimere le sensazioni con le parole ha portato in tempi passati ad una sottovalutazione e al non trattamento.
Oggi per fortuna non è più così. Grazie a recenti studi anatomici e comportamentali, sappiamo che fin dalla 23° settimana di gestazione il sistema nervoso centrale è già in grado di avvertirlo. Inoltre si è capito che la formazione delle vie nervose e delle aree deputate alla percezione del dolore, si completa entro l’anno di età, mentre i meccanismi di modulazione degli stimoli dolorosi maturano più lentamente. Pertanto si può dire che i neonati e i bambini più piccoli avvertono il dolore con una intensità che può essere anche superiore a quella degli adulti.
Un ricordo indelebile
Nei bambini l’organismo è in crescita e anche il sistema nervoso è ancora plasmabile, per questo le stimolazioni dolorose ripetitive possono indurre modificazioni del sistema nervoso immaturo, portando ad esempio ad una alterata soglia del dolore. Questo fa sì che dal neonato al bambino si creino ricordi inconsci legati al dolore che possono ripercuotersi sui comportamenti da adulto. Perciò i medici sanno che una adeguata analgesia per placarlo non è solo un aiuto momentaneo ma è importante per il sistema nervoso e il comportamento del futuro adulto. Non bisogna dimenticare, inoltre, che un dolore prolungato non trattato interviene nello sviluppo della malattia allungando i tempi di guarigione.
Scale di misurazione
Persino negli adulti la valutazione non è semplice data la sua soggettività, ma nei bambini questo è reso più complicato dalla difficoltà di linguaggio. Per questo sono state ideate le scale del dolore utilizzate da medici e infermieri del pronto soccorso e dai pediatri, che possono essere usate anche dai genitori. Dai 3 agli 8 anni si usa la scala con le facce di Wong-Baker o scala delle espressioni facciali. È costituita da sei facce, da quella sorridente corrispondente a “non fa per niente male” a quella che piange, corrispondente a “fa un male incredibile”. Va mostrata al bambino chiedendogli di indicare “la faccia che corrisponde al male che provi in questo momento”.
A ogni scelta corrisponde un numero che va da 0 a 10. Si usa generalmente il termine “male” per età dai 3 ai 5 anni, il termine “dolore” per età dai 6 ai 7 anni. Dagli 8 anni in poi può essere utilizzata la scala numerica, che vale anche per gli adulti. Si tratta di una linea orientata orizzontalmente con numeri da 1 (nessun dolore) a 10 (il peggiore possibile). Si chiede al bambino di indicare l’intensità di dolore che prova scegliendo o indicando il numero corrispondente. Nel proporre queste scale bisogna fare attenzione a non indicare al bambino la risposta, o addirittura anticiparla suggerendo la scelta che il bambino non ha ancora effettuato spontaneamente.
Chiara Romeo

